Olanda 06

VIAGGIO IN OLANDA

E’ finalmente arrivato il momento di raccontarvi il mio ultimo viaggio con la famiglia in Olanda.
Tanti di voi mi hanno seguito su IG ed hanno già visto qualche foto o video sulle stories ma, come ogni anno ( Viaggio in UK 1, UK 2 e Viaggio in Portogallo), cerco di lasciarvi qualche spunto o darvi qualche consiglio nel caso voleste partire, magari con i vostri figli.
Anche questo anno abbiamo viaggiato in auto, mio marito ama guidare, siamo 5 persone e abbiamo ancora troppi bagagli pieni di roba dei muffin per prendere un aereo.
Così venerdì 4 agosto abbiamo caricato le valigie e le bici dei piccoli e abbiamo iniziato a percorrere 1/3 dei 1300 km che ci attendevano prima di arrivare in Olanda.
La prima tappa è stata l’Alsazia, una località francese al confine con la Germania, ricca di vigne e frutteti.

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Abbiamo visitato Colmar, una città dal centro medioevale molto particolare, caratterizzato da un’architettura a “colombages”cioè  con le facciate delle palazzine a 3-4 piani sono segnate dalle travature in legno scuro che creano una sorta di maglia e formano tanti triangoli di intonaco color pastello.
Ho saputo che a Natale si può trovare uno dei mercatini più belli d’Europa.
Siamo rimasti un solo giorno ma abbiamo fatto in tempo a gustare il vino bianco dal sapore fruttato e la famosa “tart flambée”, che è una sorta di disco di pasta senza lievito, che cuoce nel forno a legna e diventa molto croccante, condito con un formaggio di capra, cipolle e pancetta.
Pochi km più a nord, a Nedermorschwir, c’è la pasticceria di Madam Ferber, la regina delle confetture.
Vi ricordate il mio precedente articolo sulla confettura di fragole?
Ecco, è proprio lei, speravo tanto di vederla, così siamo andati in negozio ma, nonostante fosse in laboratorio, non è voluta uscire neanche per il tempo di una foto, peccato.
Già che c’ero ne ho approfittato per fare scorta di confetture di ogni tipo e assaggiato una fetta del suo mitico kugelhopf.
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La seconda tappa di sosta del viaggio di andata è stata Eindoven, città moderna, ex sede della Philiphs, dove abbiamo dormito all’ultimo piano di un grattacielo super moderno e potuto ammirare il panorama della città al tramonto e all’alba.
La mattina seguente abbiamo fatto una piccola sostata ad Utrecht e fatto una passeggiata in centro.
Si respirava già un’aria tipicamente olandese costeggiando i canali e attraversando i vari ponticelli ma la città non mi ha colpito poi granchè.
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A metà pomeriggio siamo finalmente arrivati ad Amsterdam e precisamente in un quartiere poco più a nord, Nieuwendammerdijk, con tante casette in legno nato nel 1500.
Avevamo fissato il nostro appartamento con AirB&B e devo dire che siamo rimasti senza parole da come era bello.
Una piccola villetta unifamiliare tra giardini, canali, alberi, conigli, con grandi vetrate rettangolari che facevano entrare tantissima luce……se avessi avuto la reflex mi sarei messa a lavoro in cucina per scattare delle foto!
Quella casa era veramente accogliente, dava un senso di familiarità, poi c’erano tantissimi props sulle mensole a vista, arredi personalizzati e parecchi tavolini in legno con venature nero scure.
Insomma la villetta dei sogni di ogni food blogger.
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Il nostro primo giorno ad Amsterdam lo abbiamo passato in sella ad una bicicletta, anzi, precisamente ad un tandem e ad una cargo bike, noleggiati in prossimità di Plaza Dam, a pochi passi dalla stazione centrale.
Girare in bicicletta con i bambini è stato molto comodo perché ci ha permesso di visitare tanti posti senza che si stancassero e di viaggiare in sicurezza perché la città ha km e km di piste ciclabili.
Poi i mezzi pubblici hanno dei prezzi davvero alti quindi la bicicletta è il miglior modo per visitare la città.
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L’ultima volta che ero stata ad Amsterdam risaliva a più di 20 anni fa e l’ho trovata molto cambiata.
C’erano ancora le case con le facciate storte degli edifici storici, ideate dai costruttori per sfruttare meno mq possibili di terreno di fondazione e svilupparsi in altezza e pagare meno tasse possibili; l’argano in cima al tetto per tirare su i mobili voluminosi che diversamente non sarebbero passati dalle scale interne molto strette; i canali con l’acqua verde scura; i pioli marroni a segnare i marciapiedi con le tre X simbolo della città; la casa di Anna Frank con la fila dei turisti che raggiungeva km; le facciate di mattoni e i ponti bassi; il quartiere a luci rosse con le prostitute che si mostravano dalle finestre dei locali hard.
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Ma c’era qualcosa di diverso.
Forse perché nei numerosi coffee shop, i locali dove è possibile acquistare e fumare mariuana legalmente, erano meno affollati di un tempo, come se avessero perso un po’ del loro fascino proibito.
Ma la cosa che più mi ha colpito è stato vedere numerose finestre degli immobili che affacciano sui canali chiuse con le tende.
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Se c’era una cosa che mi aveva colpito tanti anni fa era quella che si poteva vedere attraverso i vetri e scovare scorci di una casa o di vita quotidiana, cosa che in Italia non esisteva, da noi c’è l’abitudine di chiudere tutto per pararci dal sole ma soprattutto per avere privacy.
Una conferma è stata invece la visita al museo di Van Gogh, approfittando di un pomeriggio super piovoso.
Avevamo prenotato i biglietti on line e non siamo stati costretti a fare nessuna fila, comodo no?
Il museo è piaciuto tantissimo a Leonardo, mio figlio grande, conosceva Van Gogh perché che lo aveva cominciato a studiare a scuola.
Vedere dal vivo quei quadri, riconoscerli e apprezzare le pennellate sulla tela, cercando di eludere i controlli della vigilanza e scattare qualche foto ha reso questa visita indimenticabile.
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Non mi sono ancora soffermata su quello che abbiamo mangiato quindi lo faccio subito.
Toast ricchi di mostarda e formaggio olandese che si chiamano “broodje”, torte di mele e cannella accompagnate da deliziosi gelati, salsicce pallide ma gustose da pucciare in salsine allo yogurt e aglio, le aringhe affumicate servite con le patate al cartoccio.
Ma le cose che ho adorato letteralmente sono state gli Stroopwafel, due dischi di cialda sottile di 10 cm di diametro accoppiati con al centro il caramello salato morbido, la cioccolata nella tazza tazza gialla che si chiama Chocomelà e la liquirizia salata ( non storcete il naso perché è spaziale!).
Non perdevo occasione per concedermi questa merenda golosa….infatti son tornata a casa con 2 kg in più mannaggia!
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Prima di partire alla volta del sud dell’Olanda siamo saliti più ancora più a nord passando per Edam, dove abbiamo trovato la “Festa del formaggio”e assaggiatone numerosi pezzetti.
Ho capito che se i formaggi sono rivestiti di cera rossa allora sono destinati all’export mentre se la cera è gialla resteranno in Olanda.
Quella stessa giornata siamo arrivati fino alla diga del nord, una strada di 32 km a due corsie in mezzo al mare e niente altro.
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Il viaggio poi è proseguito verso Rotterdam.
Sapete perché alcuni nomi delle città olandesi terminano con –dam?
Perché dam in Olandese significa diga e le città nascevano proprio in corrispondenza di queste barriere.
Tra Amsterdam e Rotterdam ci sono circa 2 ore di viaggio e, percorrendo l’autostrada, ho potuto apprezzare le vaste pianure verdi popolate da gruppi di mucche, cavalli o pecore al pascolo, numerosi mulini a vento, tante serre dove vengono coltivati pomodori e fragole, degli agglomerati di casette accanto a qualche canale, le infinite piste ciclabili e i ponti che si aprono e si chiudono L E N T A M E N T E per far passare le imbarcazioni con l’albero alto.
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Di Rotterdam ho apprezzato le moltissime architetture moderne, dalle cube house, casette gialle a forma di cubo ma che non poggiano con una faccia sul suolo ma bensì su di un loro spigolo; il mercato centrale a forma di ponte e una grande vetrata che di notte si trasforma in una sorta di caleidoscopio; il ponte Erasmo di ferro verniciato bianco che ricorda quelli progettati dall’ing. Calatrava; i vari grattacieli e la stazione centrale che sembra uscita da un film di fantascienza.
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Mi spiegava Fabiana, alias Bye Bye Salsiccia, architetta italiana trapiantata in Olanda, che la città è ambitissima in questo momento e dallo Stato vengono fatti molti investimenti per renderla sempre più bella e abitabile da persone di diversa culture e di diversa etnia.
Infatti, girando per Rotterdam, non sembra di essere in una città olandase ma piuttosto al centro dell’ombelico del mondo.
Siamo rimasti in questa città per 5 giorni ma abbiamo fatto varie escursioni nelle vicinanze.
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Siamo riusciti a visitare l’Aia, facendo una capatina al tribunale dei diritti dell’uomo, al palazzo reale, in un delizioso negozietto dove ho fatto incetta di props e un posto molto carino dove abbiamo mangiato brodjes e bevuto birra.
In questa città c’è anche il museo dell’illustratore Escher che siamo riusciti a visitare facilmente anche con i bambini perché ci sono molte attività interattive e un percorso con delle domande per stimolare continuamente la loro attenzione.
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Poi abbiamo visitato Delf il cui centro storico è molto carino, con i canali e le tipiche ceramiche bianche e blu che decorano alcune delle facciate degli immobili.
Siamo passati da Gouda, altro paesino pittoresco famoso per le sue cialde con cui si fanno gli stroopwafer e il delizioso formaggio.
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Ma le due giornate più belle sono state quelle passate al parco divertimenti a tema fiabe di Efteling, dove i bambini hanno giocato e saltellato per tutto il tempo con gli occhi pieni di meraviglia, ma soprattutto quella a Kinderdijk.
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Per raggiungere Kinderdijk abbiamo preso un traghetto vicino al ponte Erasmo più un altro che si trova sulla stessa tratta.
Arrivati sul posto abbiamo noleggiato delle biciclette olandesi, cioè senza freni che per fermarti devi ruotare alla rovescia i pedali.
Per me sono complicatissime….son caduta un sacco di volte ma ci hanno permesso di fare una lunga pedalata sulla pista ciclabile e vedere una decina di mulini a vento.
Erano ancora tutti funzionanti e abitati, con il loro tetti di bastoncini di legno scuri, la forma tronco conica e le vele di legno.
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Avete presente il senso di pace?
Ecco! Pedalare con il fischiare del vento e intorno vedere solo verde, paperelle, cicogne, canali d’acqua verde, qualche mucca qua e la è stato una specie di sogno.
Credo che, se rifarò un viaggio in Olanda, vorrò passare tutto il tempo su una bicicletta e godermi ancora momenti come questi, attendendo con pazienza l’aprire e il chiudersi dei ponti, ascoltando il vento che  fa girare le vele mulini, e poter dormire in una house boat lungo qualche canale.
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Nel viaggio di ritorno abbiamo fatto la prima tappa a Treviri, una città tedesca con molte architetture di origine romana, e la seconda in Svizzera, nei pressi del traforo del San Gottardo.
Quello stesso giorno abbiamo raggiunto con l’auto un lago di un ghiacciaio e abbiamo cenato in baita.
Queste vacanze sono volate via anche perché i bambini sono molto più gestibili.
Stanno diventando grandi e apprezzano sempre di più i posti che decidiamo di visitare, rinunciando a qualche capriccio in cambio di un gelato o un pezzo di formaggio olandese.
Chissà dove andremo la prossima volta?
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